Una scelta decisiva per l’Umanità

la sindrome di Babele

Nell’Introduzione all’enciclica di Papa Leone XIV Magnifica Humanitas, il papa afferma che la magnifica umanità oggi è posta di fronte ad una scelta cruciale: decidere di edificare una nuova Babele o di ricostruire le mura di Gerusalemme, come Neeemia dopo l’esilio in Babilonia. La coscienza di ogni uomo del nostro tempo è interpellata da quesiti non più eludibili : “Dove stiamo andando? Verso quale meta desideriamo orientarci? Quale direzione scegliere come comunità umana e come popoli?” * E’ il momento del discernimento comunitario che conduca ad una profonda comprensione dei segni dei tempi per rispondere alle sfide epocali che sono già sorte all’orizzonte. Le icone bibliche che la “Magnifica Humanitas” ci presenta sono tracce preziose per un cammino di approfondimento personale e comunitario. Nel libro della Genesi (cap11, 1-9) si narra del proposito degli uomini, dopo il diluvio, di costruire una torre in Babele, nella pianura di Sennaar, tanto alta da arrivare al cielo e così farsi un nome per non disperdersi sulla terra. Dio non benedisse questo progetto e confuse le lingue degli uomini che non riuscendo più a comunicare furono incapaci di terminare la costruzione della torre e si dispersero, infelici e soli. “Babele” è divenuta paradigma di incomunicabilità tra gli uomini, di confusione, di dispersione, di hybris, l’arroganza e la superbia dell’uomo che si sente sciolto da qualsiasi riferimento a Dio, padrone del mondo e amante di un potere che si autodetermina pronto a violare ogni regola civile ed ogni diritto.

Dalla lettera enciclica possiamo riflettere su alcuni snodi che possono configurare la possibile deriva degli esseri umani verso una nuova Babele. Lo sviluppo della Tecnica con i progressi della robotica, dell’ IA, della digitalizzazione diffusa non è da guardare con sospetto ma va considerato il suo impatto pervasivo e il suo potere che incidono sulla collettività orientandola o influenzandola. “Un tempo erano soprattutto gli Stati a guidare e indirizzare l’innovazione. Oggi, invece, i principali motori dello sviluppo sono attori privati, spesso transnazionali, dotati di risorse e capacità di intervento superiori a quelle di molti governi. Il potere tecnologico assume ,così, un volto inedito, prevalentemente “privato”, e per questo ancora più difficile da discernere, governare e orientare al bene comune”.1 Torna , oggi, con un “volto tecnico” la tentazione di uno sviluppo dell’umanità che escluda Dio, Leone XIV individua la “sindrome di Babele”declinata nell’ “idolatria del profitto che sacrifica i deboli,”nell’ “uniformità che appiattisce le differenze” con “la pretesa di un linguaggio unico- anche digitale-capace di tradurre tutto, persino il mistero della persona , in dati e prestazioni”.

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Si potrebbero configurare nella “sindrome di Babele” il tessuto sociale disgregato,la “globalizzazione individualista”, la “riabilitazione della guerra come strumento di politica internazionale”, le “narrazioni polarizzate” esaltate da algoritmi per favorire le contrapposizioni e gli scontri. Di fronte al pericolo dello smarrimento e della disumanizzazione il cristiano guarda al Dio fatto Uomo, ritrova la Via, la speranza e ricomincia a costruire le mura della città in cui vivere con giustizia nella verità e nell’amore di Dio e dei Fratelli.

L’enciclica ci propone Neemia che, dopo aver saputo che Gerusalemme è stata distrutta , le porte consumate dal fuoco, le mura devastate e coloro che erano scampati alla deportazione vivevano nella città in condizioni misere e sofferenti, decise, dopo aver pregato e digiunato, di chiedere a Dio di benedire il suo progetto di ricostruire le mura di Gerusalemme, di riportare il popolo ad osservare i comandi del Signore, a temere il Suo Nome, a credere alle Sue promesse. La città è ricostruita con l’impegno di tutti, Dio benedice e cementa i legami tra gli uomini. “L’antica Gerusalemme ritrova così una lingua comune, non quella dell’uniformità, ma quella della comunione : l’armonia che nasce quando ciascuno si assume la propria parte e tutto il popolo riconosce che la sua forza viene dal Signore” .*Considerando la figura dell’ebreo Neemia possiamo decidere costruire un mondo in cui il progresso tecnologico diventi il volano di uno sviluppo che tuteli i diritti di tutti, che ripudi la cultura dello scarto, che sia inclusivo ed offra a tutti possibilità di condizioni di vita libere da povertà e nuove forme di schiavitù.

Nella Dottrina Sociale della Chiesa, analizzata in modo diacronico, facendo riferimento alle encicliche sociali dalla Rerum Novarum di Leone XIII alla Laudato sii di papa Francesco, l’enciclica Magnifica Humanitas indica il fondamento di una realtà in costante dialogo con la storia e con le varie culture, capace di rispondere alle sfide delle scienze e della tecnologia più avanzata , compresa l’IA, nell’orizzonte della Verità che supera il tempo e tutto riconduce a Sè. Tornando alla figura di Neemia il papa afferma: “In lui riconosco una parabola luminosa della nostra vocazione ad essere nel tempo della trasformazione digitale, non spettatori rassegnati di fratture sociali e culturali, non semplici commentatori delle rovine, ma donne e uomini che entrano nei cantieri della storia- laboratori di ricerca, imprese tecnologiche,scuole, media, istituzioni, comunità locali- per rialzare ciò che è crollato e proteggere ciò che è esposto”. “Radicati in Cristo” possiamo impegnarci a costruire un mondo più giusto e più umano.

Lodo con voce inebriata perché non vedo un’imperfezione nell’universo
non vedo una causa o un risultato che alla fine, sia male.
E alla domanda che ricorre: “Cosa c’è di buono in tutto questo?”
La risposta è : Che tu sei qui, che la vita esiste, che tu sei vivo,
che il potente spettacolo continua
e tu puoi contribuire con un verso.”
(Walt Whitman) .2


  1. Leone XIV, Magnifica Humanitas, Libreria Editrice Vaticana ↩︎

  2. Walt Whitman, Foglie d’erba, ed. Newton Compton, cura e traduzione di Igina Tattoni ↩︎