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Angel Rodriguez Guerro PhD·
6 August 2026
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8 min di lettura
Essere persona non è qualcosa di aggiuntivo, non è una qualità o una caratteristica dell’essere umano: è il modo in cui l’essere umano esiste, è. La dignità non è legata alle sue qualità morali, fisiche o intellettuali, ma semplicemente al fatto che egli «è», al fatto che, in quanto individuo della specie umana, occupa un posto assolutamente speciale nel creato.
Per il cristiano la dignità dell’uomo ha un triplice fondamento: la sua origine divina, la sua qualità di immagine e somiglianza di Dio e la sua finalità nel Creatore stesso. La dignità è così definita, per tutti gli uomini in egual misura, in relazione diretta con Dio, indipendentemente da ogni altra condizione: razza, nazionalità, sesso, età, credenze, condizione sociale. Questa dignità è più che morale, più che etica, più che psicologica: è costitutiva dell’essere umano e la sua natura è ontologica. Non può essere concessa dall’individuo a se stesso, né possiamo farla dipendere dalla sua vita morale; né può essere concessa dallo Stato – come avveniva a Roma – o dalla società, sebbene spetti a loro riconoscerla e vigilare affinché non vi siano violazioni.
Nel tema che ci occupa, abbiamo un padre, una madre e dei figli, tutti dotati della stessa dignità.
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Angel Rodriguez Guerro PhD·
3 August 2026
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12 min di lettura
Il tentativo del secolarismo contemporaneo di eliminare Dio dalla vita pubblica ha portato a cancellare da essa anche l’uomo concreto e a sostituirlo con un’astrazione giuridica che si dissolve di fronte all’analisi e alla critica. È dubbio che l’essere umano possa dotarsi di un codice che protegga effettivamente la sua vita e i suoi diritti, se dimentica l’aspetto più fondamentale di quella vita: che essa è un dono, non un bene qualsiasi a disposizione, e che l’uomo non è padrone dell’universo, ma un essere contingente e una creatura.
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Riccardo Colasanti MD·
5 July 2026
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6 min di lettura
Secondo Pavel Florenski la “fondamentale difficoltà” della metafisica antica é quella di come poter coniugare l’unità con la molteplicità.
Che applicato al campo della politica vuol significare come integrare l’unità di una nazione, di un’istituzione o di un popolo con la molteplicità e il pluralismo delle differenze che ne fanno parte, ossia i cittadini, le istituzioni intermedie, le etnie, le minoranze.
C’è stata una grande trasformazione: per Plotino l’Uno precedeva per dignità ontologica l’essere. Per i postmoderni tutta la realtà è un infinita differenza dove la ricchezza consiste nel non partecipare a un universale, cioè a nessuna cosa che sia comune a tutti.
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