La famiglia. Ieri e oggi.

La crisi della famiglia nel mondo di oggi: cause generali

La famiglia. Ieri e oggi.

Alcune note sul concetto di dignità 1

Essere persona non è qualcosa di aggiuntivo, non è una qualità o una caratteristica dell’essere umano: è il modo in cui l’essere umano esiste, è. La dignità non è legata alle sue qualità morali, fisiche o intellettuali, ma semplicemente al fatto che egli «è», al fatto che, in quanto individuo della specie umana, occupa un posto assolutamente speciale nel creato.

Per il cristiano la dignità dell’uomo ha un triplice fondamento: la sua origine divina, la sua qualità di immagine e somiglianza di Dio e la sua finalità nel Creatore stesso. La dignità è così definita, per tutti gli uomini in egual misura, in relazione diretta con Dio, indipendentemente da ogni altra condizione: razza, nazionalità, sesso, età, credenze, condizione sociale. Questa dignità è più che morale, più che etica, più che psicologica: è costitutiva dell’essere umano e la sua natura è ontologica. Non può essere concessa dall’individuo a se stesso, né possiamo farla dipendere dalla sua vita morale; né può essere concessa dallo Stato – come avveniva a Roma – o dalla società, sebbene spetti a loro riconoscerla e vigilare affinché non vi siano violazioni.

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L'individualismo e i diritti umani

L'individualismo e i diritti umani

La Dichiarazione dei diritti umani non risposava su alcuna specifica posizione filosofica o religiosa, ma nacque come una reazione agli orrori della Seconda guerra mondiale. Poiché gli articoli della Dichiarazione formulano prescrizioni piuttosto precise sul regime politico, non sarebbe logico, se non si vuole cadere in un ragionamento circolare, cercare il fondamento della Dichiarazione proprio nell’ideale politico che essa propone. Tuttavia, nonostante questa forma di «neutralità ideologica», già un primo sguardo al testo rivela alcuni presupposti del documento.

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Cari Migranti. Mi inginocchio davanti alla vostra dignitá

Cari Migranti. Mi inginocchio davanti alla vostra dignitá

Il mare, con la sua polisemia, è protagonista e sfondo nel discorso che papa Leone XIV ha pronunciato al Porto di Arguineguin (Las Palmas de Gran Canaria) lo scorso 11 giugno 2026. Un discorso intenso, accorato, articolato in tre temi fondamentali: la denuncia e la condanna delle reti mafiose e dei trafficanti di esseri umani; l’appello alla politica, ai governanti dei paesi da cui partono i migranti e dei paesi ospitanti esortandoli a prendere decisioni che garantiscano il diritto di migrare in sicurezza ma anche il diritto di restare in condizioni di pace e sviluppo; l’affermazione forte della dignità di ogni migrante, delle tante “vite ferite che giungono dal mare, spogliate di quasi tutto, ma mai, mai della loro dignità.”[1]

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