L'ultimo ballo di Carnevale

Cesare Sofianopulo, Maschere, 1930, olio su cartone. Trieste, Civico Museo Pasquale Revoltella

Cesare Sofianopulo, Maschere, 1930, olio su cartone. Trieste, Civico Museo Pasquale Revoltella



Cos’é la felicità? Per larga parte dell’occidente, la felicità è vivere in una società che sia un immenso parco di attrazioni. Un mondo rumoroso e colorato dove si possa sopravvivere passando da un gioco digitale ad un altro. Sempre giovani, sempre divertiti e divertenti. Il progresso dei popoli non può che puntare a questa meta suprema.

In fondo il grande sogno, il Make it Great Again, é voler ingrandire il Luna Park e dotarlo di giochi più belli e più nuovi: se possibile senza doverli pagare.

Certamente insidiano il paese di Bengodi, lo Shangri-la, i cattivi, i terroristi, i migranti, i poveri del mondo. Ma che essi restino fuori. Ci penserà un bel colpo di manganello per farli fuggire o un bel programma di deportazione espressione della grande carità del pensiero occidentale.

Così tanto ci siamo degradati, da giungere al nostro livello più basso. Lo Shangri-la, se lo guardi bene sembra più una sala da ballo con il riscaldamento rotto dove anziani sfiancati, con i capelli tinti cercano ancora una coppia. Con la musica ordinaria e sfiatata.

La stupidità, l’idiotismo degli adolescenti-adulti che frequentano il mondo sociale-luna park – abbiano essi 15 o 70 anni é insuperabile. Si affrettano a spendere i loro biglietti per entrare nei vari giochi , anche se questi sono sempre gli stessi, anche se comincia a mancare la corrente, anche se gli specchi della casa magica sono rotti e il tunnel dell’orrore mostra buchi nel tetto. Qualcuno comincia giá a capire che forse il Luna Park sta per chiudere, ma nulla può contro la massa vociante, malvestita pero desiderosa di gioco.

Si va avanti svelti ma senza direzione. Malattie, morti lutti, sono da evitare. Quindi dimentichiamoli e continuiamo a giocare nel Luna Park e soprattutto che mai nessuno ci cacci fuori. Sarebbe l’orrore più grande.

C’é da dire che tutto ciò per la storia dell’umanità è cosa già vista.

Non solo la religione non abita più l’umanità , ma neanche il pensiero, non solo la morale, ma neanche la serietá.

Per cui avanza la decomposizione delle intelligenze e delle menti tra epidemie e cambi climatici.

Contemporaneamente cresce il debito pubblico. Si spende con i soldi presi a prestito e che dovremo ridare domani, ma che importa se possiamo fare un altro mezzo giro sulle montagne russe? Quando comincerà questa umanità a essere seria? Il problema della Roma Imperiale, la cui civiltà si dissolveva così come la raccontava Ammiano Marcellino, si risolse con l’arrivo dei barbari. Per Kavafis sono in fondo una soluzione, certo. Ma ancora fumano di sangue sparso le mura delle città assediate. Il problema é che la storia non é accumulativa: ogni generazione é come se nascesse di nuovo, come se di nuovo ricominciasse la storia. Di qui quando qualcuno arriva a capire qualcosa, se pure arriva, é troppo tardi.

La fede nel Cristo non può essere il festival del sentimento dell’amore così come propagandato da certe frange che sembrano più uscite dai movimenti hippies degli anni ‘60 che dalla serietà della morte sulla croce. Il cristiano, deve rispondere alle domande della contemporaneità, ne é obbligato. La sua fede deve produrre, approfondimento, comprensione, scienza, sapienza. Per una nuova apologetica non basta parlare di giustizia sociale o di dignità dell’uomo ma é necessario rispondere alle istanze profonde di quell’uomo moderno che nasce circa 500 anni fa, e che ha subito una dolorosa malattia generazionale al centro delle sue midolla. Per chi vive il burnout di una civiltà, per lui, Cristo può dare una risposta?

C’é da ridare importanza alla sapienza in una società dove la mediocrità e la superficialità sono mali epidemici e dove tutto il mondo di carta brucia allegramente, tra morti, epidemie e guerre e si dissolve, come un fazzoletto leggero, in una linea di fumo che scompare presto e con essa se ne va la vita e più non torna.

Come citare questo articolo
Riccardo Colasanti MD. (2026, 1 settembre). L'ultimo ballo di Carnevale. Rielo Institute for Integral Development. https://riidblog.org/it/post/01-09-2026/


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