<?xml version="1.0" encoding="utf-8" standalone="yes"?><rss version="2.0" xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"><channel><title>Cristina Scorrano on Rielo Institute for Integral Development</title><link>http://riidblog.org/</link><description>Recent content in Cristina Scorrano on Rielo Institute for Integral Development</description><generator>Hugo -- gohugo.io</generator><language>it</language><lastBuildDate>Thu, 09 Jul 2026 00:00:00 +0000</lastBuildDate><atom:link href="http://riidblog.org/it/author/cristina-scorrano/index.xml" rel="self" type="application/rss+xml"/><item><title>Cari Migranti. Mi inginocchio davanti alla vostra dignitá</title><link>http://riidblog.org/it/post/09-07-2026/</link><pubDate>Thu, 09 Jul 2026 00:00:00 +0000</pubDate><guid>http://riidblog.org/it/post/09-07-2026/</guid><author>Cristina Scorrano</author><description>&lt;p&gt;Il mare, con la sua polisemia, è protagonista e sfondo nel discorso che papa Leone XIV ha pronunciato al Porto di &lt;a href="https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/speeches/2026/giugno/documents/20260611-spagna-accoglienza-migranti.html"&gt;Arguineguin (Las Palmas de Gran Canaria)&lt;/a&gt; lo scorso 11 giugno 2026. Un discorso intenso, accorato, articolato in tre temi fondamentali: la denuncia e la condanna delle reti mafiose e dei trafficanti di esseri umani; l’appello alla politica, ai governanti dei paesi da cui partono i migranti e dei paesi ospitanti esortandoli a prendere decisioni che garantiscano il diritto di migrare in sicurezza ma anche il diritto di restare in condizioni di pace e sviluppo; l’affermazione forte della dignità di ogni migrante, delle tante &lt;em&gt;“vite ferite che giungono dal mare, spogliate di quasi tutto, ma mai, mai della loro dignità.”&lt;/em&gt;[1]&lt;/p&gt;</description></item><item><title>Una scelta decisiva per l’Umanità</title><link>http://riidblog.org/it/post/18-06-2026/</link><pubDate>Thu, 18 Jun 2026 00:00:00 +0000</pubDate><guid>http://riidblog.org/it/post/18-06-2026/</guid><author>Cristina Scorrano</author><description>&lt;p&gt;Nell’Introduzione all’&lt;a href="https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/encyclicals/documents/20260515-magnifica-humanitas.html"&gt;enciclica di Papa Leone XIV Magnifica Humanitas&lt;/a&gt;, il papa afferma che la magnifica umanità oggi è posta di fronte ad una scelta cruciale: decidere di edificare una nuova Babele o di ricostruire le mura di Gerusalemme, come Neeemia dopo l’esilio in Babilonia. La coscienza di ogni uomo del nostro tempo è interpellata da quesiti non più eludibili : “Dove stiamo andando? Verso quale meta desideriamo orientarci? Quale direzione scegliere come comunità umana e come popoli?” * E’ il momento del discernimento comunitario che conduca ad una profonda comprensione dei segni dei tempi per rispondere alle sfide epocali che sono già sorte all’orizzonte. Le icone bibliche che la “Magnifica Humanitas” ci presenta sono tracce preziose per un cammino di approfondimento personale e comunitario.
Nel libro della Genesi (cap11, 1-9) si narra del proposito degli uomini, dopo il diluvio, di costruire una torre in Babele, nella pianura di Sennaar, tanto alta da arrivare al cielo e così farsi un nome per non disperdersi sulla terra. Dio non benedisse questo progetto e confuse le lingue degli uomini che non riuscendo più a comunicare furono incapaci di terminare la costruzione della torre e si dispersero, infelici e soli. “Babele” è divenuta paradigma di incomunicabilità tra gli uomini, di confusione, di dispersione, di hybris, l’arroganza e la superbia dell’uomo che si sente sciolto da qualsiasi riferimento a Dio, padrone del mondo e amante di un potere che si autodetermina pronto a violare ogni regola civile ed ogni diritto.&lt;/p&gt;</description></item><item><title>La persona non è un algoritmo</title><link>http://riidblog.org/it/post/29-05-2026/</link><pubDate>Fri, 29 May 2026 00:00:00 +0000</pubDate><guid>http://riidblog.org/it/post/29-05-2026/</guid><author>Cristina Scorrano</author><description>E’ del 13 aprile 2026 un articolo su FQ Magazine del Fatto Quotidiano che narra la storia di Katie, 32 anni, ex dipendente delle Risorse Umane in un’azienda, vittima di una depressione post-partum superata, secondo quanto da lei stessa affermato, utilizzando l’IA ed affidando all’algoritmo la completa gestione della propria vita. “Ho descritto all’IA la vita dei miei sogni e ora seguo sempre i suoi ordini. Non mi fido di me, Chatgpt decide anche se devo lavarmi i capelli”.
Sono in crescita esponenziale, soprattutto nel mondo occidentale, le persone che scaricano App in grado di creare chatbot su misura, strutturati con specifici dati che si configurano come confidenti, coach, amici virtuali. Gli “IA Companion” offrono conforto, non giudicano, non contraddicono, ricordano tutto, sono seducenti, hanno, di solito, un tono di voce armonioso e gentile, creano una “bolla relazionale” che fa sentire bene, accettati, compresi. I giovani si fidano sempre di più dei Chatbot, fanno loro richieste che interessano i campi più disparati: dalla morale alla medicina, alla spiritualità. Le più importanti piattaforme digitali stanno cercando esperti di filosofia morale, di antropologia, di teologia per fornire informazioni etiche e sapienziali agli algoritmi. Nelle relazioni virtuali non è necessaria l’empatia, né lo sforzo di ascoltare l’altro. Queste interazioni tra l’uomo e l’IA con GPT (Generative Pre-Trained Transformer), capaci di elaborare testi simili a quelli umani, pongono almeno due questioni pressanti: la definizione della persona nella sua essenza e nel suo differenziarsi dall’IA e l’evoluzione del linguaggio umano nell’era computazionale. La questione del linguaggio nell’era digitale è stata affrontata nel testo di Paolo Benanti *“L’uomo è un algoritmo?”*. L’autore si chiede: *“In che misura e in che modo questa forma di linguaggio computato “partecipa” del linguaggio umano? Come e quanto è capace di mappare la realtà e di contribuire a creare il nostro mondo?”* La rete neurale (Transformer) di cui è dotata ChatGpt la rende capace non solo di elaborare numerosissimi dati ma anche di gestire regole grammaticali e sintattiche; tuttavia, come afferma Benanti, la “comprensione semantica del GPT è limitata: il modello non ha intenzionalità o coscienza, cioè non comprende realmente ciò che sta dicendo. Imita il linguaggio umano sulla base delle correlazioni statistiche tra le parole nei dati di addestramento.” * Inoltre nessun assistente digitale può essere in grado di conferire un “senso” alle parole. Il “senso” è legato alla cultura della persona, al suo riferimento valoriale, alle sue esperienze esistenziali, all’interpretazione, alla percezione, sempre soggettiva, che un determinato lemma....</description></item><item><title>Ghosting</title><link>http://riidblog.org/it/post/18-04-2026/</link><pubDate>Sat, 18 Apr 2026 00:00:00 +0000</pubDate><guid>http://riidblog.org/it/post/18-04-2026/</guid><author>Cristina Scorrano</author><description>&lt;p&gt;Il termine “Ghosting”, derivato dall’inglese “ghost”, “fantasma”, entra nei neologismi del vocabolario Treccani nel 2024, la definizione recita testualmente: “Interrompere all’improvviso e senza dare spiegazioni ogni tipo di relazione con una persona, rendendosi irrintracciabili”.
L’antropologia digitale e la psicologia, nei propri ambiti di indagine scientifica, hanno delineato questo fenomeno, sempre più diffuso nel tempo delle relazioni mediate dalla rete, che causa, in chi lo subisce, una dolorosa sensazione di abbandono.&lt;/p&gt;</description></item><item><title>Io voglio sapere se la giustizia è possibile…</title><link>http://riidblog.org/it/post/17-03-2026/</link><pubDate>Fri, 20 Mar 2026 00:00:00 +0000</pubDate><guid>http://riidblog.org/it/post/17-03-2026/</guid><author>Cristina Scorrano</author><description>&lt;p&gt;Il celebre verso di David Maria Turoldo introduce questa breve e, certamente, non esaustiva riflessione sulla “giustizia”, tema spesso al centro di dibattiti e di rivendicazioni. Chiediamoci quale sia il significato del termine “giustizia” in una società globalizzata, multiculturale, dominata dalle leggi del mercato e dalla tecnologia, e, soprattutto su quale fondamento si può ancorare il concetto di “giustizia” se i riferimenti religiosi e morali non sono più validi e condivisi? E’ giusta una società che parla con il linguaggio delle armi? In questi giorni i termini più pronunciati, nel dibattito pubblico, sono quelli inerenti alla guerra, alla violenza, alla morte di persone innocenti, all’attacco armato. Sembra che l’uomo sia preda di una inesauribile sete di potere e sia capace solo di concepire progetti di distruzione, di aggressione, di invasione di spazi appartenenti ad altri.
Anche papa Leone XIV, nell’Angelus di domenica 15 marzo, ha posto l’attenzione sulle “drammatiche situazioni di ingiustizia, di violenza e di sofferenza che segnano il nostro tempo”.&lt;/p&gt;</description></item></channel></rss>