Riconciliazione e filantropia: fratelli per caso

La riconciliazione, in quanto componente fondamentale dei progetti di costruzione della pace, spesso non viene considerata una priorità; immaginare la riconciliazione in tandem con la filantropia sembrerà assurdo a molti. Proviamo a ripensarci: il “denaro” è il motore di ogni cosa, grande o piccola, significativa o insignificante. Tutto è una merce che richiede una transazione monetaria di valore più o meno significativo. L’uso del denaro è una manifestazione simbolica del significato, dell’impegno e della dedizione che attribuiamo a qualsiasi attività in cui ci impegniamo, sia essa materiale, emotiva o intellettuale. La costruzione della pace è un progetto che dura tutta la vita e in continua evoluzione, con molte componenti: alcune molto visibili, altre non visibili; alcune dimostrabili, altre molto sottili, ma cruciali.

L’arduo progetto della costruzione della pace richiede infrastrutture che esigono tempo, impegno e dedizione; le infrastrutture non sono visibili e svolgono un ruolo fondamentale dietro le quinte per mantenere vivo il progetto. La riconciliazione è un’infrastruttura fondamentale e indispensabile per la costruzione della pace, che richiede una manutenzione e un rinnovamento continui, secondo le esigenze dei tempi.

La filantropia evoca immagini di ingenti somme di denaro, che solo pochissimi potrebbero scegliere di condividere, meglio detto donare, con piena esposizione pubblica e riconoscimento in pompa magna. Che la filantropia sia per i ricchi è un termine improprio, e che la filantropia sia “grandi somme di denaro” è una grossolana caricatura. L’etimologia della filantropia è istruttiva: “philos” significa “amore” e “anthropos” significa “uomo” o ‘umanità’. La filantropia è l’“amore per l’umanità”. L’amore deve essere dimostrato ed è dimostrabile attraverso simboli, e il denaro è uno dei simboli più potenti che coinvolge il donatore con il destinatario e viceversa. Non è la quantità di denaro donata, ma il senso di investimento di sé in qualcuno o in qualcosa per il bene comune e superiore. È un legame, un coinvolgimento o un nodo, qualunque immagine sia utile per visualizzare l’impegno a continuare a costruire il bene superiore.

La riconciliazione non è un’idea allettante per la maggior parte delle persone. Di solito è associata al dominio religioso-spirituale. Evoca stati d’animo penitenziali, il riconoscimento della fragilità e della colpevolezza, la volontà di fare ammenda e di compiere passi essenziali per costruire un futuro migliore. È un invito all’introspezione e alla determinazione a stringere la mano all’altro per continuare a costruire una comunità armoniosa. La riconciliazione non è un’attività una tantum, ma un rituale continuo per forgiare relazioni migliori. I rituali di riconciliazione sono componenti necessarie della società civile come impegno civico, senza necessariamente definire queste attività come esercizi di riconciliazione. L’attività di riconciliazione non sta nella sua identificazione o denominazione, ma nell’intenzionalità e nell’umiltà di guarire le ferite e accogliere l’altro.

La riconciliazione è un evento comunitario, che richiede un investimento di tempo, personale e denaro. Riunire un gruppo di persone costa denaro. L’ospitalità, una componente importante della riconciliazione, costa denaro; pertanto, la filantropia, anche in forme modeste, contribuisce in modo significativo a costruire e a continuare a ricostruire le infrastrutture fondamentali. I conflitti hanno una memoria, spesso molto lunga, che viene rimescolata frequentemente alla minima provocazione; pertanto, gli esercizi di risoluzione dei conflitti e i rituali di riconciliazione sono indispensabili.

La filantropia è volontaria, ma è un segno della nostra cura per gli altri. È un’espressione della nostra cura per l’umanità attraverso donazioni finanziarie, servizi o beni, grandi o piccoli che siano. È l’attività essenziale di fondo necessaria per la costruzione della pace attraverso la riconciliazione. La filantropia è il mezzo attraverso il quale le persone si impegnano a costruire la pace e a promuovere il bene comune. Tutti, quindi, dovrebbero essere coinvolti nella riconciliazione, non necessariamente svolgendo essi stessi il lavoro professionale, ma piuttosto sostenendo finanziariamente le organizzazioni impegnate in tale lavoro. Si tratta di un lavoro continuo che richiede un enorme sostegno. Filantropia e riconciliazione sono intrecciate. Più piccola è la filantropia, meglio è, perché più persone si impegnano con i loro contributi modesti, accessibili ma significativi, come parti interessate pienamente coinvolte, invece che pochi grandi donatori che fanno valere il loro peso, nella costruzione di una comunità che porta, come direbbe Baruch Spinoza: «La pace non è assenza di guerra, è una virtù, uno stato d’animo, una disposizione alla benevolenza, alla fiducia, alla giustizia».